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Piero Ligas ama narrare per argomenti.

Le sue pagine pittoriche in passato hanno trattato le tematiche più differenti:dal "muro" ai "sassi", dalla "vita di Cristo" alla "sessualità", allo "sport".

Dal 1989 al 1994 ha trattato pittoricamente della "violenza".

Ed ora prima a Quartu, nelle sale del centro Culturale, e poi al museo di Villanovaforru, presenta i pezzi più interessanti di quell'ampia ricerca.

Sono opere di grande e di medio formato, realizzate con colori ad olio su tela e sughero.

Ma il comune denominatore è la violenza in ogni sua più spregievole manifestazione.

Si va dal tema della "droga", della "violenza sessuale", a quello degli "incendi" (violenza sulla natura), da quello della "calca" (soffocamento da folla) a quello del "filo spinato" (che impedisce di godere della natura). Oppure da quello della "fossa comune" (tragedia della guerra) a quella della "separazione" ( violenza tra persone che si sono amate e che traumaticamente si lasciano), dalla "Crocifissione" (in cui la violenza del legno è solo immaginata), alla fucilazione, dalla violenza sui bambini a quella delle carceri.

La sua testimonianza artistica sulla violenza è ancora più drammatica e cruda in quanto nasce dal rimorso provocato nell'essere umano dalla visione delle atrocità che l'uomo commette e dalla sua impotenza ad aiutare le vittime.

Composta da numerose opere, la bella antologica consente di comprendere le origini del mondo creativo di Piero Ligas. In buona sostanza la rassegna esemplifica e trasmette il senso vivo del fare di un operoso artista, la continuità di un'esperienza in cui confluiscono e si verificano consapevolezze teoriche, pratiche, gestuali, pensieri operativi, nella concretezza quotidiana del dipingere.

Il lungo viaggio di Piero Ligas attraverso la pittura annovera molteplici stazioni. partito dal figurativo passa poi ad un'esperienza in cui si sentono palpitare i fremiti del cubismo e della lezione fauvistica, che hanno nel colore violento il loro punto di forza, è infine pervenuto, attraverso un processo d'essenzializzazione, ad una propria, autonoma declinazione dell'arte. Cioè all'odierna cifra stilistica. all'attuale linguaggio in cui il segno diventa espressione di un concetto.

Una gestualità narrata quindi, volta a sottolineare ed a focalizzare il temperamento stesso dell'artista, il carattere di un ricercatore irrequieto, instancabile, aperto a stimolazioni sempre più rinnovate, obbediente ai dettami di una mobilissima, ricca creatività.

Ripercorrere l'itinerario creativo testimoniato dai lavori esposti è anche un modo di evocare congiunture storiche recenti o più lontane nel tempo.

In Ligas l'informazione è sempre attenta e non fuorviante in quanto aggiornata in funzione del suo fare pittorico, in una visione culminante nell'emergenza del colore, nelle sue più che ventennali metamorfosi, nell'evolversi del segno.

La sua pittura, inutile nasconderlo, è aspra e difficile. Le sue opere tradiscono lo sforzo per raggiungere una sintesi tra realtà - ovvero il mondo degli accadimenti - e le forme dissonanti dell'astrattismo.

In ultima analisi Piero Ligas è un profondo narratore che ha una visione sensibilissima del mondo contemporaneo che riversa nei suoi quadri sottolineandoli con colori vivaci e sensuali anche quando trattano di violenza come la guerra, lo stupro, la morte.

L'antologica consentirà al pubblico ed alla critica di riconoscere la validità dell'opera pittorica di Piero Ligas, ormai padrone di un suo ben preciso linguaggio fatto di segni e di colori e di una tecnica elegante ed originale.

 

Paolo Pais

 

 

 

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