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Piero Ligas, atleta e artista

Presentazione di Francesco Masala

 

Piero Ligas è conosciuto, in Sardegna, soprattutto come atleta: è stato per lunghi anni campione regionale di fondo e mezzofondo ed è tuttora detentore del primato sardo assoluto nei tremila e nei cinquemila metri.

Contemporaneamente, fin da ragazzo, ha dedicato molte ore della sua vita quotidiana ad un'altra passione segreta: la pittura.

Ora, al declinare della sua giovinezza e, cioè, alla fine della sua attività sportiva, avendo nel frattempo maturato una sua inequivocabile cifra stilistica, ha deciso di raccontare se stesso col linguaggio dell'arte.

E', dunque, per questo motivo che tutti i quadri, esposti in questa sua mostra personale, sono dedicati all'atletica, cioè alla branca sportiva cui Piero Ligas ha dedicato larga parte della sua esistenza.

La sua narrazione si sviluppa lungo un ritmo premeditato di temi atletici: salto in alto, salto in lungo, salto con l'asta, corsa veloce, fondo, mezzofondo, maratona, lancio del giavellotto, lancio del disco, getto del peso. Tutti argomenti di canto, ancorati ad un contenuto unitario e risolti con intelaiature grafiche libere da regole naturalistiche, su piani bidimensionali culturalmente astratti dalla lezione pittorica moderna, l'espressionismo astratto, il neo- cubismo, l'antinaturalismo metafisico.

Ma ciò che colpisce, anche chi non è addetto ai lavori, è la sua personale, univoca cifra stilistica, una soluzione neo-figurale, che si ripete continuativamente, sincronia e diacronia di due vicende umane, sportiva e artistica, inestricabilmente legate una all'altra, cominciate fin da ragazzo quando -

come spesso racconta Piero Ligas - rimaneva a lungo a contemplare i misteriosi affreschi della chiesa di Nurri, il suo paese natale; oppure quando si dedicava interminabilmente a disegnare, nei suoi quaderni di scuola, una lisca di pesce abbandonata nella sabbia.

Bene, quel misterioso affresco e quella lisca di pesce fanno, oggi, da asse portante alla narrazione grafica dell'atleta-pittore.

Il registro cromatico dei quadri di Ligas è scandito su gamme atonali di rossi, gialli, verdi, azzurri, bianchi, neri che, a noi, sul piano culturale, sembrano discendere dalla lezione violenta dei “fauves”, ma che, su un altro piano semiotico – come ha giustamente scritto un attento lettore dei suoi quadri, il semiologo Franco Marrosu – discendono da un momento trasgressivo, cioè cromatismi usati in modo iconoclasta, da interpretare in guisa di discontinuità simbolica intrapsichica, dove il fruitore sembra essere se stesso che si vede, narcisisticamente, in un rimando infinito di specchi.

Un'interpretazione psicanalitica che si adatta, a nostro parere, non solo al colore ma anche ai segni.

Perciò, abbiamo voluto rivolgere,allo stesso Piero Ligas, una ineliminabile domanda: “Come mai la pratica sportiva e diventata narrazione artistica?”.

Ecco la risposta dell'atleta-artista: “La ricerca dell'autorealizzazione attraverso lo sport – secondo Andrews – risale ai giochi sacri dei Greci, quando gli uomini impararono a trascendere la dinamica del “fato” per mezzo di atti d'eroismi compiuti tra la polvere e il clamore dell'arena olimpica. Nella nostra epoca, abbiamo dovuto imparare a strappare il tallone d'Achille dalle grinfie di un'era industriale, in cui l'essere fisico dell'uomo è stato programmato come una macchina e lentamente cerchiamo di riscoprire i modi per ritrovare il significato della vita attraverso lo sport. Ora, la presa di coscienza di tale problema mi ha portato a sperimentare la dimensione spirituale dello sport. In esso mi sono ritrovato, rigenerato, scoprendo nuove angolazioni della vita. Questa mostra vuole essere un tentativo di trasposizione sulla tela, attraverso il linguaggio segnico e cromatico, delle tensioni vissute dall'atleta, colto nell'attimo di massima conflittualità nel superamento di barriere tecniche e psicologiche e, dunque, la gestualità, nei miei quadri, vuole esprimere l'essenza dell'agonismo, relegando a ruolo di elemento inquinante lo “stress” della rivalità”.

 

 

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