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Saxa Loquuntur

“Gettato nell'Infinita Immensità degli spazi, che ignoro e che non mi conoscono, provo spavento”
(B. Pascal)


“L'umanità ha perduto la sua dignità; ma l'arte l'ha salvata e custodita in pietre ricche di significato: la verità continua a vivere nell'illusione e dalla copia sarà ricostruito l'originale” ( Johann Cristoph Fridrich Schiller).
In questa raccolta di Piero Ligas le pietre parlano con i continui rimandi dalle origini alla modernità e dalla modernità alle originni, dall'aurora al tramonto. (L'aurora dalle dita di rosa secondo l'espressione Omerica).
Lontananza assoluta e assoluta prossimità tentano un incontro, un dialogo che si apra al futuro; solo infatti interrogando il fascino stregante della lontananza che si rivela al nostro sguardo presente, il futuro può vivere ancora come speranza.
Mi piace ricordare il pensiero del compianto Fernando Pilia, acuto conoscitore dei sardi e della Sardegna, ebbe ad esprimere su l'arte di Piero Ligas:
“I muri, gli alberi, le rocce, le composizioni provengono da una Sardegna metafisica e surrealista, da un mondo, non remoto né fantastico, di disperazione e di solitudine, da una sofferenza per un tormento geologico della terra e per una vibrazione spirituale di un'anima sensibile che sta per conquistare un'espressione sincera e genuina nel segno di una personalità ben definita” (Fernando Pilia, 1975).
La raccolta è all'insegna della luce e dell'oscurità, della chiarità e dell'ombra, del mattino del meriggio e della mezzanotte, nel cammino dell'Esistenza: misteriosi silenzi, vite taciturne...
E' il cerchio che si apre e che si chiude. “Respiro dell'innato........ Potente è il silenzio della pietra”.
Queste sensazioni-sentimenti, sono evocati dalla contemplazione delle opere di Piero Ligas che stavolta ha affrontato un tema come quello della pietra che va dal particolare all'universale e viceversa.
La chiarezza e la lucidità, così come l'oscurità, che è ben lungi dall'essere soltanto assenza di luce, appartengono al mondo di Piero Ligas, e quindi a ciò che in un modo o nell'altro si è costruito secondo il suo vissuto esistenziale, prima ancora che artistico e culturale.
La Pietra, insieme all'Acqua, è il primo fondamentale simbolo dell'Umanità. La pietra è il simbolo dell'essere, della coesione e della conformità con se stessi.
Nella simbologia biblica la pietra è il simbolo dell'Assoluto (Deuteronomio, XXXII), di ciò che non subisce deterioramento, quindi rappresenta la perfezione, la completezza, l'universalità, la continuità.
La pietra, nella sua materialità, simboleggia l'unità, la forza, la potenza della natura.
La pietra è la musica cristallizata delle emozioni.
Piero Ligas ha saputo interpretare efficacemente la sardità insita nella cultura della pietra nel suo significato essenziale mitico simbologico e religioso.
L'uomo, e l'uomo sardo in particolare, è figlio della pietra da cui ha tratto il senso della corporeità e il significato simbologico della propria Esistenza.
Tutte le opere esposte confermano le complesse sollecitazioni culturali di cui Ligas risente, a cominciare dal Caravaggio, con l'impegno di forti contrasti di ombre e di luce.
La luce (ricorda suggestivamente la lezione caravaggesca) plasma la pietra creando profonde zone d'ombra ancora più penetranti, evidenziando così la plasticità della pietra stessa.
E' la luce, che plasma le figure gli ambienti e le situazioni, delimita zone d'ombra ancora più profonde e misteriose.
Per Piero Ligas e per questa mostra in particolare vale quanto scrive il filosofo Franco Rella. “La scoperta che l'Arte non è riproduzione della realtà; ma costruzione di un rapporto inedito con un mondo sconosciuto, impone all'Arte stessa una responsabilità etica più grave di quella che ne ha fatto in passato, e anche recentemente, il tramite per comunicare teologie, filosofie, o ideologie”.
L'atto creativo in Ligas è scoperta di un mondo da esplorare e penetrare,l'atto di far scaturire dalla natura, e dalla natura della pietra in particolare, ciò che è invisibile, inesplorabile, nascosto nel caos del pensiero e della materia compatta.
Il Ligas, in un percorso originale e personalissimo, ha saputo costruire il suo linguaggio pittorico ove si evince l'influsso della magia caravaggesca così ben assorbita e dell'Arte moderna e contemporanea senza aderire acriticamente a nessun-ismo, che sarebbe riduttivo.
A contemplare i quadri di Ligas ci troviamo di fronte ad una sensualizzazione globale della materia; la luce diviene energia, calore, luminosità...... speranza.
 


Diego Curreli

 

 

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Presentazione Mostra:

 
 

 

Ciò che contraddistingue e caratterizza a prima vista l'opera artistica di PIERO LIGAS è quel suo linguaggio apparentemente scarno ed essenziale eppure deciso e drammatico come per una denuncia. I muri, gli alberi, le rocce, le composizioni provengono da una Sardegna metafisica e surrealista, da un mondo, non remoto né fantastico, di disperazione e solitudine, da una sofferenza per un tormento geologico della terra e per una vibrazione spirituale di un'anima sensibile che sta per conquistare un'espressione sincera e genuina, nel segno di una personalità ben definita. PIERO LIGAS (ventisettenne, geometra, disegnatore e realizzatore di idee nello studio di un noto architetto) si porta appresso, inconsapevolmente, le prime vivide sensazioni di immagini e di colori del suo paese d'origine del Sarcidano, alle quali torna d'istinto, come un innamorato che si aggrappa, con tenerezza e con decisione, al groviglio di affetti e di sentimenti. Ed è innamorato effettivamente del paesaggio della sua Sardegna, di quelle rocce levigate dall'acqua, erose dal vento, emerse da una tormentata morfologia, che sa rendere sintetizzando le masse volumetriche ambientate su piani infiniti ben tesi, come se contemplasse, a ritroso nel tempo, il momento di creazione delle Giare, degli altipiani scheletrici, delle rocce dalla forma lunare, avanzi fossili di un mondo scomparso, ma vivo nella sua sensibilità estetica. Non per niente dallo stesso Sarcidano giunge la poesia di Benvenuto Lobina che contempla le rupi “fiamme di pietre rosse come il fuoco” o ricorda il cielo su cui si stagliano “monti color d'aria o monti color di rosa”, o rivede “il Santa Vittoria alto e bruciato come un altare maledetto”. L'accostamento qui è legittimo e pertinente, perché il sentimento lirico vibra con gli stessi accenti di commozione.....

Piero Ligas dipinge e disegna da sempre, schivo e riservato, al di fuori delle scuole e delle correnti, inseguendo i suoi sogni e sperimentando tecniche originali, con le quali riafferma uno stile elegante, moderno, essenziale, grazie alla quale l'interpretazione è immediata e chiara, la sintesi cromatica e grafica perfettamente riuscita. I suoi alberi sono resi entro uno schema geometrico: raggere e ragnatele di sapore metafisico; le sue rocce sono arrotondate e ammorbidite in volumi di cedevole dolcezza: corpi sensuali dal desiderio ardente; i cieli si tingono di blu oltremare e di gialli intensi: sogni surrealistici di visioni e di ricordi che non si cancellano dalla memoria subconscia, ma con prepotenza riemergono a caratterizzare un'arte non banale né stereotipata, sofferta invece nella consapevole maturità tecnica e poetica.

 

Fernando Pilia