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Ciò che contraddistingue e caratterizza a prima vista l'opera artistica di PIERO LIGAS è quel suo linguaggio apparentemente scarno ed essenziale eppure deciso e drammatico come per una denuncia. I muri, gli alberi, le rocce, le composizioni provengono da una Sardegna metafisica e surrealista, da un mondo, non remoto né fantastico, di disperazione e solitudine, da una sofferenza per un tormento geologico della terra e per una vibrazione spirituale di un'anima sensibile che sta per conquistare un'espressione sincera e genuina, nel segno di una personalità ben definita. PIERO LIGAS (ventisettenne, geometra, disegnatore e realizzatore di idee nello studio di un noto architetto) si porta appresso, inconsapevolmente, le prime vivide sensazioni di immagini e di colori del suo paese d'origine del Sarcidano, alle quali torna d'istinto, come un innamorato che si aggrappa, con tenerezza e con decisione, al groviglio di affetti e di sentimenti. Ed è innamorato effettivamente del paesaggio della sua Sardegna, di quelle rocce levigate dall'acqua, erose dal vento, emerse da una tormentata morfologia, che sa rendere sintetizzando le masse volumetriche ambientate su piani infiniti ben tesi, come se contemplasse, a ritroso nel tempo, il momento di creazione delle Giare, degli altipiani scheletrici, delle rocce dalla forma lunare, avanzi fossili di un mondo scomparso, ma vivo nella sua sensibilità estetica. Non per niente dallo stesso Sarcidano giunge la poesia di Benvenuto Lobina che contempla le rupi “fiamme di pietre rosse come il fuoco” o ricorda il cielo su cui si stagliano “monti color d'aria o monti color di rosa”, o rivede “il Santa Vittoria alto e bruciato come un altare maledetto”. L'accostamento qui è legittimo e pertinente, perché il sentimento lirico vibra con gli stessi accenti di commozione..... Piero Ligas dipinge e disegna da sempre, schivo e riservato, al di fuori delle scuole e delle correnti, inseguendo i suoi sogni e sperimentando tecniche originali, con le quali riafferma uno stile elegante, moderno, essenziale, grazie alla quale l'interpretazione è immediata e chiara, la sintesi cromatica e grafica perfettamente riuscita. I suoi alberi sono resi entro uno schema geometrico: raggere e ragnatele di sapore metafisico; le sue rocce sono arrotondate e ammorbidite in volumi di cedevole dolcezza: corpi sensuali dal desiderio ardente; i cieli si tingono di blu oltremare e di gialli intensi: sogni surrealistici di visioni e di ricordi che non si cancellano dalla memoria subconscia, ma con prepotenza riemergono a caratterizzare un'arte non banale né stereotipata, sofferta invece nella consapevole maturità tecnica e poetica.
Fernando Pilia
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