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L'INTERPRETAZIONE CROMATICA DEGLI ARCHETIPI RELAIONALI


LETTURA DI FRANCO MARROSU


C'è stato un tempo in cui il semiotico ed il simbolico sono stati considerati separati. Se questa tendenza o moda, nel senso più profondo che ne da ad esempio Dorfles dovesse essere ancora attuale mi verrebbe difficile trovare una chiave di interpretazione della pittura di Piero Ligas.
L'avvicinamento dei due termini porta a spostare i simboli a significazione costante (quelli che Freud utilizza nei sogni) verso una risultante vettoriale dove la posizione del soggetto nella situazione determina e struttura l'immaginario erotico e aggressivo della situazione duale.
In questo senso la pittura di Ligas fa incontrare in uno spazio-tempo Einsteniano e presociale, curvo su se stesso, la parte più profonda di quel sé atemporale e presociale dove il sé sociale ha perso la dignità conferitagli dall'evoluzione e si è collassato su un simbolico fatto dai lampi di colore delle sue pulsioni, dai suoi desideri non ancora desiderati, dai suoi progetti non progettati. In tal senso il tratto di Ligas contiene una totalità che è singolarmente ambivalente, sospesa com'è tra conscio ed inconscio, tra la diacronia delle pulsioni primitive e la strutturazione sincronica che l'organizzazione cromatica comanda, contiene il rapporto che il grido ha con la parola articolata, è al di qua delle stratificazione verticale, base di qualsiasi linguaggio (referente, significato, significante) senza concessioni per il momento sociale logico semantico, ma ancora raccolto nel momento trasgressivo dove il colore, un colore usato in modo quasi iconoclasta, sembra voler essere interpretato solo nella discontinuità simbologica intrapsichica e dove il fruitore sembra essere un se stesso che si vede in un rimando infinito di specchi.

 

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