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Piero Ligas
Il processo creativo, se sorretto da convinzioni profonde
dell’autore, approvazioni, critiche, e perfino desideri, vuol dire
che l’atto realizzativo è generato da profonde necessità interiori.
Il suo itinerario ha inizio negli anni Sessanta con una pittura
naturalistica di gusto surrealista. Nel decennio successivo è
interessato alla visione fauves e ai modi espressionisti. Realizza
quindi una serie di lavori: i “muri”, limite, confine; e le
“pietre”in cui emerge una componente metafisica, un senso di
solitudine. Ma sono anche opere fresche, sintetiche, e che esprimono
forza.
Il momento successivo registra l’intervento di una certa astrazione
moderatrice delle icone. Ora l’impaginazione formale si è evoluta e
la tecnica acquisisce nuovi materiali.
Negli anni Ottanta vediamo il pittore impegnato per cinque anni, e
con molto coinvolgimento, nella realizzazione di una successione di
dipinti che raccontano la vita di Cristo. La forma è percorsa da
“tagli” come nelle vetrate gotiche ed è più bi-dimensionale del
solito. Realizza una mostra che trasferisce in vari luoghi.
Ora, stilisticamente collegati ai precedenti, realizza dipinti che
esprimono una qualche sensualità: una componente dei gesti più
semplici, ordinari, di matrice in qualche modo letteraria. Qui il
colore è più deciso e libero seppur controllato. Il dato
espressionista è ancora più che mai personalizzato.
Nella seconda metà degli anni Ottanta affronta il tema dello sport.
Prima o poi………. Infatti ha praticato per trent’anni atletica leggera
a livello nazionale. La struttura formale dei lavori per certi versi
appare ancora più astratteggiante e si fonda su immagini aperte.
Gli anni Novanta lo trovano impegnato in una intensa ricerca sui
materiali. Il supporto di juta diventa correlativo del colore,
colore esso stesso, e la struttura del quadro evidenzia ancora di
più il bisogno di aniconicità, ma ora con immagini chiuse, anche se
il dato iconico è sempre rintracciabile.
Il lungo itinerario pittorico era stato parallelamente accompagnato
dal disegno. Anche qui elegante sia con la matita grassa che con il
rapidografo. All’inizio degli anni Ottanta il segno grafico spesso è
stato sostanza e definizione magistrale dello spazio.
Nel suo iter creativo il pittore ha dimostrato di utilizzare
argomenti che nascono da un bisogno profondo di spiritualità che
trova origine nel sacro come nell’esistenziale del quotidiano. Egli
osserva e partecipa ai fatti e alle cose. La forma è specchio
innovato di uno dei momenti dell’arte del secolo appena trascorso e
fatta pienamente sua. La cifra stilistica risulta così
riconoscibile, assolutamente personale, saldamente strutturata,
espressivamente potente, timbricamente decisa.
Giovanni Mario Maesano
Sinnai 13 novembre 2007 |
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